Tesoro, non si gioca con la vulva a tavola!

Scritto da Vera Di Santo on . Postato in Opinioni

È successo di nuovo. Ero seduta a tavola con le bambine per cena e ho notato mia figlia che giocherellava con la mano intorno alla gonna.

“Non si gioca con la vulva a tavola. Vai a lavarti le mani e finisci di mangiare” l’ho sgridata. Lei ha annuito, è corsa via, si è lavata le mani e ha ripreso a mangiare.

I bambini piccoli si toccano. Tanto. È affascinante per loro. I bambini piccoli non hanno un senso di vergogna, disgusto o paura dei loro corpi. Un corpo è quel che è, fa quel che fa. E tutto ciò che fa è in qualche modo meraviglioso, perché non sono abbastanza vecchi per avere dolori lombari. Non è un fatto sessuale, è semplicemente… un fatto.

La prima volta che ho beccato una delle mie bambine a giocare coi suoi genitali, non ho detto niente: ero momentaneamente paralizzata dall’indecisione. Una cosa che sapevo per certo di non voler fare era gridare “No!” o “Smettila!”. Cosa avrebbe risolto? Certo, mi sarei risparmiata l’imbarazzo di sorprendere mia figlia a giocare con i suoi genitali sul pavimento del salotto, ma che razza di lezione sarebbe questa? Temere o ignorare la propria vagina?

Ci ho pensato per due giorni e ovviamente lei mi ha dato una seconda opportunità di reagire.

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“Piccola, non si gioca con la vulva in soggiorno” le ho detto. Suona ridicolo e strano, ma nondimeno è vero. “Va bene toccarsi la vulva, ma le persone hanno una vita privata e questa è una cosa privata. Gli unici posti dove dovresti toccarti la vulva sono in bagno o in camera tua, se vuoi giocare con la tua vulva, per favore vai in camera.”

Lei ha sorriso e lo ha fatto, senza domande, perché avere luoghi diversi dove fare diverse attività ha senso per i bambini.

“Non si mangia in bagno e non si gioca con la vulva in soggiorno” è diventato il nuovo mantra. E sì, a volte diventa anche: “Non ci si tocca la vulva a tavola”.

Io sono una di quelle persone che alcuni chiamano sex positive. Questo non significa che parlo con le mie bambine di quattro anni di quanto il sesso sia meraviglioso e ti faccia sentire bene. Significa che non fingo che sia qualcosa di diverso da ciò che è.

Come genitori, mentiamo continuamente. Sul Coniglietto Pasquale, su Babbo Natale o sulla Fatina dei denti, su quanto durano dieci minuti, sull’esserci dimenticati o no che volevano ancora formaggio grigliato per cena: mentiamo un sacco. Ma una cosa su cui io non mento mai è il sesso.

Non voglio che crescano vergognandosi dei loro corpi o confuse su quello che fanno. Non racconto loro di foglie di cavolo o cicogne. Mi sforzo sempre di essere onesta sulla riproduzione umana, in ogni suo aspetto.

Ho parlato con altre mamme riguardo al famoso “discorsetto”. Non penso che io e le mie bambine faremo quel particolare discorso, perché loro sanno già tutto. Ne parliamo spesso: i bambini sono creature ossessive. Leggiamo Da dove sono venuto?* e Come si fa un bambino** che insieme coprono ogni aspetto dell’argomento. Possiamo parlare di fecondazione in vitro e taglio cesareo perché entrambe le cose fanno parte della storia delle loro nascite e possiamo parlare del fatto che sì, mamma e papà continuano a fare sesso indipendentemente dai nostri progetti di concepimento. E quando saranno più grandi parleremo di contraccezione.

Perché mentire ai propri figli riguardo al sesso non aiuta nessuno. Raccontargli che il sesso è “solo tra mamme e papà” è una bugia che porta ad adolescenti confusi e carichi di ormoni. Dirgli che il sesso “succede solo quando due persone si amano tantissimo” è una bugia che porta gli adolescenti carichi di ormoni a confondere “amore” con “lussuria” o “ossessione”. Porta a scarti logici come: “Se faccio sesso con lui/lei, vuol dire che ci amiamo” o, peggio, “Se lo/la amo, devo fare sesso con lui/lei”. E quante tragedie adolescenziali sono basate su questa idea sbagliata?

La verità è che gli esseri umani, quasi universalmente, adorano il sesso. È piacevole. È previsto che sia piacevole. Se non lo fosse, la razza umana si estinguerebbe. La verità è che il sesso non è speciale e magico solo perché è sesso. La verità è che puoi fare dell’ottimo sesso con estranei di cui non sai neppure il nome. La verità è che solo perché puoi farlo, non necessariamente vuol dire che tu debba.

Ed è questo quello che veramente significa essere genitori sex positive. Non significa mentire ai ragazzi riguardo al sesso per prevenire i comportamenti che non pensiamo salutari, ma al contrario dirgli la verità, tutta la verità, e lasciare che venga assorbita, così che possano fare le proprie buone scelte. È dirgli che il sesso è bello, ma è pericoloso se non stai attento. È insegnarli a chiedere al proprio partner di usare il preservativo e a comprare i propri preservativi se pensano di fare sesso. È insegnargli che anche se il sesso è piacevole, possono sentirsi bene anche da soli (ma non a tavola). Che anche se il sesso unito all’amore è spesso il miglior sesso, quello trascendente, che fa crescere i confini dell’amore e costruisce un’intimità che è quasi impossibile da trovare altrimenti, il sesso non è sempre così, persino con le persone che ami. Che il sesso può causare gravidanze e malattie, anche se protetto, quindi farlo è un impegno a confrontarsi con qualunque conseguenza esso porti.

È dirgli che non sono sbagliati, peccaminosi o cattivi se hanno delle emozioni sessuali. E nemmeno se fanno sesso. È insegnargli che il sesso capita, sia che si facciano sempre le giuste scelte oppure no. Ed è dargli gli strumenti per essere sicuri che quando saranno pronti a farlo saranno intelligenti, prudenti e coscienziosi.

Ci sono molti confronti “bianco o nero” quando si parla di educazione sessuale. Alcune persone pensano che una volta che i ragazzi arrivano alla pubertà, se non hanno una grande paura del sesso ne faranno quanto più potranno, il più spesso che potranno. C’è molta educazione sessuale basata solo sull’astinenza e sull’insegnare ai ragazzi che “IL SESSO È SPAVENTOSO! NON FATELO!” e questo è probabilmente il programma di prevenzione meno efficace che sia mai stato inventato. Negli stati con un’educazione sessuale basata sull’astinenza, la percentuale di gravidanze adolescenziali è in continua crescita.

Dire ai bambini la verità sul sesso non è dargli il permesso di farlo. Anche perché  – e questa è la cosa più importante –  nessuno ha il diritto di vietargli di fare sesso tranne loro stessi.

E questo è ciò che cerco di tenere a mente quando dico cose come “Non ci si tocca la vulva a tavola”. Il sesso è qualcosa che succede SOLO quando tutte le persone coinvolte VOGLIONO che succeda. E ciò significa che le sole persone al mondo che hanno diritto di dire se le mie figlie faranno sesso o no sono loro stesse.

Non arriverò a dire alle mie figlie che devono fare sesso, ma non dirò loro nemmeno che non possono farlo. Comandano loro: tuo il corpo, tua la decisione.

Non vorrei mai sentirmi responsabile di aver creato un precedente per altre persone che dicano loro cosa fare coi loro corpi e specialmente con la loro sessualità. Non voglio essere l’apripista di un partner manipolatore e potenzialmente violento.

Perciò insegno loro i limiti. I luoghi appropriati. L’igiene. Insegno alle mie bambine che a nessuno è consentito toccare i loro corpi senza il loro permesso. Quando giochiamo al solletico e dicono “basta!” io mi fermo.
E quando parliamo di amiche incinte, parliamo di uteri, sperma e ovuli.
La maggior parte delle volte non è imbarazzante. La maggior parte delle volte la conversazione dura quindici secondi.
Un giorno la conversazione sarà molto peggiore. Un giorno dovrò parlare di stupro, e di consenso esplicito ed entusiasta. Un giorno dovrò parlare di sana masturbazione, pornografia, aspettative realistiche sul sesso, partner sessuali, immagine del corpo e mancanza di vergogna per i loro corpi. E queste conversazioni non saranno così brevi e dirette.

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Ma sono pronta. Quando verrà quel giorno, sarò preparata. Perché il lavoro di preparazione è stato fatto.
“Non ci si tocca la vulva a tavola” è un po’ assurdo, ma ha tutte le parti importanti: è una micro-lezione di sicurezza, consenso e decoro sociale. Non penso che sarei capace di dire “Non si perde la verginità sul sedile posteriore di un auto dopo la festa della scuola” con una faccia seria, ma sarò capace di dire “Non si fa sesso senza prima averci pensato a lungo e per bene e di certo non lo si fa senza essere attente, protette e completamente fiduciose nella maturità del nostro partner e nella nostra capacità di gestire le ripercussioni, se dovessimo ammalarci o rimanere incinte.”
Perché è vero: non si fa. Noi non lo facciamo.

Mi piace sapere che quando verrà il momento, sarò parte di quel noi. Se posso dire alle mie bambine che noi dobbiamo stare attente, sapranno che sarò dalla loro parte qualunque cosa accada. Ho cura di loro. Anche se noi facciamo cattive scelte, sarò lì ad aiutarle a raddrizzare le cose.

*Where Did I Come From? è un libro di Peter Mayle, piuttosto noto nei paesi di lingua inglese, ma di cui non ci risulta esistere alcuna edizione italiana.
** What Makes a Baby di Corey Silverberg: idem come sopra.

di Lea Grover
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Lea Grover è l’autrice del seguitissimo blog Scary Mommy che affronta i complessi temi legati alla genitorialità in modo decisamente non convenzionale.

Tratto da: We don’t play with our vulvas at the table

Tradotto da Tomaso Vimercati

L’immagine in copertina si intitola Dinner Party ed è un’opera dell’artista femminista Judy Chicago

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