Punto di svolta. Una storia di maschilità e femminismo

Scritto da Vera Di Santo on . Postato in Narrativa, Opinioni

“Ho sempre avuto problemi con la mia virilità sin da quando ho memoria. Crescere in questa società di questi tempi può essere difficile per gli uomini…”

Piú volte in questi anni  ci siamo interrogatx sulle premesse femministe del poliamore e ogni volta siamo arrivatx alla conclusione che senza un’etica profondamente femminista non sia possibile parlare di un reale consenso, che senza la messa in discussione teorica e pratica delle dinamiche di potere tra i sessi non sia legittimo parlare di relazioni etiche.

Eppure abbiamo sempre trovato voci scettiche o discordi, spesso maschili (ma non solo), arenandoci spesso sul tema del privilegio e di come ci renda ciechi davanti alle discriminazioni dalle quali beneficiamo, o davanti all’impossibilità di appurare il reale consenso di una persona a un rapporto sessuale o una relazione, specialmente nel caso di persone precedentemente abusate.

Numerose sono le pubblicazioni in rete su questi temi che meriterebbero di essere tradotte e divulgate: fanzine e articoli sul consenso, sulla violenza di genere, sul patriarcato. Temi trattati molto spesso e giustamente dal punto di vista di chi è sistematicamente oppressx e non da chi, anche solo per nascita, si trova ad alimentare le oppressioni di genere. E proprio per via di questa parzialità, questi temi risultano spesso poco accessibili ad un lettorato alieno a queste riflessioni, specialmente se socializzato in ambiente maschile cis-etero-normato.

Quando ci siamo imbattutx nella fanzine On the road to healing: a booklet for men against sexism che racconta il peso del sessismo attraverso voci esclusivamente maschili, siamo rimastx profondamente colpitx. Sono talmente poche, infatti, le storie raccontate da chi nasce nel privilegio in termini di percorsi di crescita e cura di autoconsapevolezza e presa di responsabilità, che abbiamo deciso di partire proprio da qui con le nostre traduzioni.

“Eravamo in cerca di uno spazio per mostrare i nostri percorsi” dicono gli autori nell’introduzione, “così da poter raccontare quello che abbiamo passato e da mettere in collegamento il nostro dolore come uomini e l’oppressione delle donne, nel tentativo di proseguire il dialogo su sessismo, stupro, aggressione e abuso”.

Abbiamo iniziato a tradurre la sezione Changing ways, una raccolta di testimonianze maschili di quei momenti cruciali in cui si inizia con l’aprire gli occhi sul sessismo nel nostro passato, si comincia a fare una reale autocritica del nostro comportamento e ci si impegna ad affrontare un vero percorso di guarigione.

Vi proponiamo quindi di seguito “Punto di Svolta” (Turning Point ), la storia di Basil e della sua adolescenza di costante alienazione, abbattimento, autolesionismo e ricerca disperata, fino appunto ad un punto svolta che -a detta sua ma anche da nostra esperienza- mai sarebbe potuto arrivare senza il contatto diretto ed il confronto con l’etica e l’attivismo femminista.

La vostra esperienza qual è stata? Quali sono stati i vostri punti di svolta?
Lasciateci le vostre testimonianze nei commenti, se volete, o altri suggerimenti di traduzione.

Buona lettura!

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Punto di svolta

Ho sempre avuto problemi con la mia virilità sin da quando ho memoria. Crescere in questa società di questi tempi può essere difficile per gli uomini.

"Non mi veniva dato lo spazio, in quel tessuto sociale, per trovare me stesso ed esplorare le mie naturali emozioni o altri modi di essere"

C’erano molti aspetti su cui subivo pressioni e per i quali venivo umiliato per non essere abbastanza. Non ero abbastanza bello, non ero abbastanza forte, non ero abbastanza figo o rilassato o non rimorchiavo abbastanza. Non mi trovavo a mio agio con la maggior parte dei miei compagni maschi e pensavo sempre che fosse tutta colpa mia.

All’età di 6-7 anni iniziai a credere di non essere abbastanza bravo. Già dubitavo della mia capacità di performare, di essere all’altezza dei miei amici, sia che si trattasse di conoscere tutti i nomi dei membri dei nostri gruppi preferiti, sia che si trattasse di giocare a calcio o a football.
A una così giovane età credevo già di non essere “abbastanza uomo”. Iniziai ad odiare me stesso, a buttarmi su una strada che non avrei consigliato a nessun bambino, e a pensare al suicidio.

Vivevo non solo sotto la pressione dei miei amici, ma anche sotto le pressioni dei media e quella della mia famiglia. La società, come la mia famiglia e i miei amici, era controllante. Non mi veniva dato lo spazio, in quel tessuto sociale, per trovare me stesso ed esplorare le mie naturali emozioni o altri modi di essere. Ero limitato dalle loro aspettative e pertanto non mi sentii mai all’altezza.

Per molto tempo mi sono devastato. Ho tentato sempre più faticosamente, anno dopo anno, di essere all’altezza delle aspettative di tutte le persone che avevo intorno. Provai a vestire la parte, recitarla ecc., ma nulla funzionò. E quindi a un certo punto mi arresi.

Finalmente mi dissi che non sarei mai stato bravo abbastanza. Mi dissi che ero fottuto e mollai. Così mi ritrovai esaurito. Mi drogavo e bevevo alcool per tutto il tempo quando avevo 14, 15, 16 anni. Persi molti amici e feci del male a tante persone a causa di quello che stavo diventando. Mi comportavo come se in fondo non mi interessasse davvero di niente e nessuno. Mi ero costruito un guscio tutto intorno a me.

E poi crollai. Ero davvero consumato dalle droghe e la mia vita era sempre più suicida. Una notte, mentre il mio amico Brad giocava a sfidare un treno merci in corsa, pensai che non sarebbe stata una gran perdita se fossi morto. Quella notte mi convinsi che non meritavo di vivere, ma ero troppo ubriaco per fare qualcosa in proposito. Toccai il punto più basso di sempre.

I miei amici più vicini fecero un patto senza di me: se non avessi smesso con le droghe e non mi fossi dato una sistemata, mi avrebbero abbandonato. Decisero che non avrebbero più avuto a che fare con me se avessi continuato ad abbattermi in questo modo, e che avrebbero fatto questo tentativo per me. E questo fu quanto: pensavo di essermi già rovinato la mia vita e non volevo perdere i miei amici.

Come fioretto di ogni nuovo anno, dopo aver compiuto 16 anni decisi che avrei smesso di fumare, bere alcolici, e assumere qualsiasi droga. Il 31 dicembre del 1991 mi devastai talmente da finire svenuto in un campo lungo la strada verso casa. I miei genitori mi ritrovarono alle 3 del mattino, mi trascinarono a casa e tentarono di farmi smaltire la sbornia. Mi svegliai il primo dell’anno e durante i postumi intensi mi impegnai a non toccare più quella roba.

Mi presi un periodo di distacco dai miei amici e da tutti coloro che avevo intorno. Stavo tutto il tempo nella mia stanza ascoltando musica e scrivendo sul mio diario.
Più o meno nello stesso periodo scoprii il movimento straight edge. Questo movimento era pieno di persone che si consideravano buone perché rivendicavano la totale astinenza da qualsiasi cosa recasse danno al fisico. Stavo cercando qualcosa di nuovo in quel periodo a causa dei nuovi cambiamenti nella mia vita. Dopo aver superato la prima fase di astinenza dalle sostanze che stavo prendendo, iniziai a sentirmi un po’ più speranzoso. Quindi trovai alcuni amici straight edge e mi unii al loro gruppo.

"Ancora una volta mi ero imbattuto in un gruppo sociale con regole differenti per gli stessi modi di essere"

Pensavo di stare facendo qualcosa di positivo. Stavo dando una svolta alla mia vita. Non ero più esaurito e questo era stato un grosso salto. Ciò che non capivo erano le nuove regole sociali che stavo accettando. Nello straight edge, proprio come in molte sottoculture, ci sono diverse regole sociali, regole diverse per quanto riguarda l’essere un uomo.  E queste regole, come quelle dei media, sono escludenti.
Ancora una volta cercai di rientrarci senza riuscirci. Mi buttavo in mezzo al pogo, cercavo di imparare i testi delle canzoni straight edge preferite da tuttx, ecc. Le persone che frequentavo erano dei veri duri riguardo al non assumere droghe e condannavano quelli che non facevano la loro stessa scelta di vita.

Ancora una volta mi ero imbattuto in un gruppo sociale con regole differenti per gli stessi modi di essere.
Lasciai cosí il movimento straight edge e trovai gli emo. Questo nuovo gruppo di persone era confluito all’interno della scena punk portando con sé l’idea che [ndt. come uomini] abbiamo emozioni e non dobbiamo spaventarci nell’esprimerle. Nella scena emo molti ragazzi erano davvero repressi sessualmente ed emotivamente. Le band erano solite salire sul palco mostrando attacchi di panico come parte dello spettacolo. Quelle che andavano piú giù di testa erano le più popolari. Davvero un pessimo modo di affrontare tutta l’angoscia che c’era nella maggior parte delle nostre vite.

Trascorsi parecchio tempo in questa fase. Avevo trovato il modo per reprimere la solitudine che avevo provato nel sentirmi fuori posto lungo la maggior parte della mia esistenza. Avevo trovato un altro meccanismo per processare i problemi emotivi che stavo affrontando nella vita. Ancora una volta un meccanismo molto maschile, secondo me, nel senso che avevo imparato a nascondere i miei sentimenti anziché a gestirli.

Attraverso gli emo trovai le riot grrrl e in ultimo il femminismo. Le riot grrrl furono un movimento femminista radicale di giovani donne della scena punk che polemizzava con gran parte del sessismo della violenza e della repressione che prevalevano così tanto all’interno di tutte le sfaccettature della scena punk.

Venir chiamato in causa da molte donne lungo la mia vita fu simile al ricevere cure e attenzioni dai miei amici esausti quando mi costrinsero a mollare le droghe. Quei confronti mi obbligarono a dare uno sguardo alla mia vita e a quello che stavo facendo di me, a prendere coscienza del modo in cui ero stato socializzato come uomo in questa società. Mi venne detto di guardare in profondità in questa socializzazione per vedere cosa avrei trovato.

Riot grrrl non era focalizzato sugli uomini o sul combattere il sessismo più di quanto non fosse focalizzato sulla creazione di uno spazio in cui le donne avrebbero potuto fare comunità e intessere relazioni di cura.
Ero profondamente ispirato dalle azioni che molte riot grrrl praticavano nelle loro vite e nelle loro comunità e volevo qualcosa di analogo per me. Scrissi una lettera in una nota rivista punk in cui chiesi: “se riot grrrl è per le ragazze, che cosa c’è per i ragazzi?”. Questa domanda mi condusse alla ricerca di qualcosa che fosse curativo per gli uomini – qualcosa che mi avrebbe potuto aiutare a gestire l’isolamento e l’alienazione che avevo provato come ragazzo e la solitudine che provavo come uomo.

"per la prima volta nella mia vita, all’età di 20 anni, non respiravo un’aria di competitività tra me e gli uomini che mi stavano attorno"

Fu indetta una convention riot grrrl a Chicago da alcune delle donne con cui stavo convivendo. Molti uomini, sentendosi esclusi dal fatto che la convention fosse per sole donne, chiamarono a casa nostra per chiedere il perché. Le mie coinquiline del tempo, fiduciose che fossi in grado di rispondere alle domande al posto loro, mi passarono molte di quelle chiamate. Decisi di ospitare una discussione di una giornata e un gruppo di supporto per uomini che avrebbero voluto partecipare ad alcuni eventi durante la convention riot grrrl. Questo fu il mio primo passo nel portare il mio processo di autocoscienza all’interno della comunità di cui ero parte. Vennero venti uomini e fu un successo. Parlammo di sesso, violenza, amore, e ci raccontammo molte storie della nostra vita.  Mi sentivo connesso a ciascuno di quei ragazzi, e, per la prima volta nella mia vita, all’età di 20 anni, non respiravo un’aria di competitività tra me e gli uomini che mi stavano attorno.

Attraverso riot grrrl e il femminismo iniziai a comprendere in misura maggiore le conseguenze del sessismo e della violenza sessuale. Imparai che quello che avevo vissuto come uomo era del tutto normale in questa società e che molti uomini intorno a me, in molte e diverse comunità, affrontano le stesse problematiche.
Ho fatto tesoro di queste lezioni nella mia vita e mi sono preso lo spazio per comprendere il mio passato e le lezioni che ho imparato crescendo. Mi sono anche preso lo spazio per entrare in connessione con altri uomini intorno a me, attraverso gruppi di discussione o anche solo per una cioccolata calda. Ho iniziato a costruirmi amicizie strette e ad imparare come lavorare per costruire relazioni sane.
Ora saró per sempre in debito verso riot grrrl e il femminismo per aver cambiato la mia vita in meglio. E mentre continuo a lottare contro il modo in cui sono stato socializzato come uomo, ho nuove competenze per affrontare le sfide della mia vita e per affrontare le mie battaglie giorno dopo giorno.
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Testo originale di Basil Elias.
Link alla fanzine originale in inglese.

Traduzione a cura di Marcello Cavalieri.

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