Poliamore per voci sole

Scritto da Giorgia Morselli on . Postato in Opinioni

Quella del poliamore solista è una categoria fluida che copre un gran numero di tipologie di relazione, e che può interessare chi si muove come “agente indipendente” (tipicamente i più giovani), la persona da poco divorziata che potrebbe desiderare un giorno di “sistemarsi” ma che per ora vuole mettersi in gioco solo con relazioni casuali, brevi e senza legami, fino al poliamorista navigato che è coinvolto in relazioni profonde, intime e durature con una o più persone.

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Alcuni poli solisti hanno relazioni che considerano primarie sul piano emotivo, ma non in senso logistico, gerarchico o normativo, e altri non vogliono il tipo di aspettative e limitazioni connesse ad una relazione primaria romantica e/o sessuale.

Autonomia: un bisogno essenziale

In molti casi i poli solisti intendono rimanere “più o meno single” per un tempo indefinito perché sono fortemente motivati dal bisogno di autonomia, perché tengono in grande considerazione la loro libertà e si identificano prima come individui che come parte di un’unità composta da più persone. Per altri, alcune circostanze (come la fine di una relazione primaria) convergono in modo tale che una persona, anche se non è in alcuna relazione romantica al momento, mantiene ancora la sua identità poliamorosa (così come una lesbica single continua a considerasi lesbica anche se non è al momento coinvolta in una relazione romantico/sessuale).

Anche se l’autonomia personale è spesso di estrema importanza per i poli solisti, questo non vuol dire che essi siano sempre emotivamente insensibili, o che siano indifferenti agli effetti che le loro scelte comportano per gli altri. I poli solisti si consultano regolarmente con i loro compagni, considerando frequentemente i loro bisogni e sentimenti quando si tratta di prendere decisioni importanti. Infine, comunque, i poli solisti in genere si assumono completamente le proprie responsabilità personali senza chiedere il permesso ad altri.


Partner primari di se stessi

Alcuni poli solisti affermano di essere i partner primari di se stessi, perché considerano l’autonomia una condizione essenziale, oppure perché respingono il modello relazionale gerarchico. Che siano profondamente coinvolti in un’attività o un interesse, che dedichino molte ore al lavoro, che siano particolarmente presi dalle loro esperienze interiori o che semplicemente non siano “portati” per le relazioni primarie, il fascino per l’autonomia conduce alcuni poli solisti a diventare i partner primari di se stessi piuttosto che a stabilire una relazione primaria con qualcun altro.

Per altri poli solisti le aspettative associate alle relazioni primarie possono risultare soffocanti od opprimenti. Più che come un abbraccio confortante, questi poli solisti sentono le aspettative, le richieste e le configurazioni tipiche delle relazioni primarie come una costrizione asfissiante.


Partner primari non romantici

Alcuni poli solisti stabiliscono spesso relazioni primarie con persone con le quali non hanno un rapporto romantico. Per alcune persone i mutevoli capricci dell’amore romantico si rivelano una base troppo instabile sulla quale costruire una relazione primaria. In questi casi, i poli solisti hanno relazioni sessuali e romantiche, ma non organizzano la loro vita intorno ai loro amanti. Invece, investono le loro energie in altri elementi familiali, inclusi amici che diventano per scelta i membri della loro famiglia. Per queste persone, i fratelli, i cugini, i nipoti o i migliori amici possono rivelarsi compagni di vita molto più affidabili e meno esigenti rispetto a dei partner romantici.

Tra le relazioni primarie non romantiche, una tra le più riconosciute culturalmente è quella del genitore single che dà priorità ai figli rispetto alle relazioni sessuali. Questi genitori organizzano la propria vita lavorativa, sociale e romantica intorno a ciò che è meglio per i figli, e quando si tratta di prendere decisioni importanti il loro interesse si concentra in primo luogo sui bambini. Che siano poli solisti o monogami seriali, i genitori single solitamente danno priorità ai loro figli rispetto alle relazioni romantico/sessuali.


Poliamore solista e stigma sociale

I poli solisti incontrano spesso incomprensione e disapprovazione sia da parte della società in generale che all’interno delle comunità poli. Nella società monogamica, la tendenza popolare nei costumi sociali considera gli adulti non sposati persone immature e in qualche modo difettose, mentre la coppia monogama/sposata è ritenuta uno dei pochi baluardi rimasti di “vera maturità”. In questo contesto, coloro che scelgono di rimanere single, o che investono  principalmente in relazioni platoniche ridimensionando la dimensione della sessualità, possono subire intense pressioni sociali affinché trovino “la persona giusta”, o perlomeno si sistemino con qualcuno. Voler essere single non è sintomo di disfunzionalità, ma piuttosto di interesse per altre cose e della capacità di sentirsi a proprio agio sia stando da soli che nell’interagire con gli altri.

Alcune persone nelle comunità poli liquidano i poli solisti che non hanno partner primari come persone che “non praticano il poliamore nel modo giusto”. Così facendo costoro riflettono il pregiudizio culturale dominante per il quale c’è qualcosa di sbagliato nelle persone che non hanno/ non vogliono almeno un partner primario.


Privilegio di coppia

Questa stigmatizzazione è generalmente riconducibile ai diffusi pregiudizi sociali associati al cosiddetto “privilegio di coppia”. Considerata l’intensa enfasi che la società pone sul costituire una coppia e vivere per sempre felici e contenti, non sorprende che le coppie spesso si considerino come un’unità legittima degna di riconoscimento. Quando questo accade a discapito di altri, diventa privilegio di coppia.

Il privilegio di coppia consiste nell’idea (spesso ritenuta inconsciamente) che le relazioni emotivamente e sessualmente intime fondate sull’impegno siano fondamentalmente più importanti di ogni altro tipo di relazione intima. Nelle relazioni poli, sul privilegio di coppia si fonda il presupposto comune che la relazione di coppia, o qualsiasi altro tipo di relazione primaria, debba essere protetta a tutti i costi, e che sia il solo tipo di relazione degno di essere “salvato” se qualcosa va storto.

Il privilegio di coppia può portare alcuni poli a stabilire regole restrittive che i partner primari tentano di imporre ai partner non primari allo scopo di “proteggere” la relazione primaria. Questa struttura inquadra i partner non primari, come i poli solisti e/o i partner secondari, come intrusi potenzialmente pericolosi, cosa che solitamente non giova al benessere di alcun rapporto. In questi casi, i partner in coppia spesso chiuderanno le fila a ciò che ai loro occhi appare come una minaccia esterna al loro sacrosanto rapporto di coppia, ed il partner secondario o il poli solista possono essere nel frattempo svalutati, emotivamente calpestati e messi a tacere.

Come avviene per altre forme di privilegi sociali, il privilegio di coppia nel poliamore solitamente non è agito in maniera cosciente o malevola, e davvero poche persone in relazioni primarie esercitano intenzionalmente il loro privilegio. L’assunto che la coppia sia l’unità base della società è così profondamente radicato nella coscienza collettiva che le persone sono generalmente inconsapevoli di come questo modelli le loro opinioni e diriga le loro azioni.

In generale, il privilegio non implica la convinzione consapevole di essere meglio migliori degli altri; consiste piuttosto nell’assumere di essere normali – e che le altre persone probabilmente debbano volere le stesse cose che si vogliono per sé (in questo caso, un partner primario). I poli solisti, tuttavia, spesso non vogliono ciò che la relazione primaria romantica ha da offrire. Anziché cercare di ritagliarsi un ruolo primario o sperare di indebolire una relazione esistente, molti poli solisti semplicemente vogliono avere piena ed equa voce in capitolo nel condurre le loro relazioni.


di Elizabeth Sheff

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Elisabeth Sheff, sociologa, ricercatrice e docente universitaria, è la principale esperta globale nello studio delle famiglie poliamorose, a cui è dedicato il libro The Polyamorists Next Door. Si occupa inoltre di minoranze sessuali e di genere e svolge attività di consulenza legale ed educativa. È autrice di un blog per il magazine Psychology Today.

Kimchi Cuddles è un queer comic a tema poliamoroso disegnato da Tikva. La protagonista delle vignette, Kimchi Tennessee, «è un po’ come Woody Allen, se Woody Allen avesse le tette e praticasse lo hula hoop», e con il marito Vajra e altri partner è parte una famiglia polifedele.

Tratto da: Solo Polyamory, Singleish, Single & Poly

Traduzione di Elisa Ricordi e Giorgia Morselli

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