Perché non mi sono ancora dichiarato poliamoroso

Scritto da Vera Di Santo on . Postato in Opinioni

Per difendere il proprio diritto a trattare le persone gay come cittadini di seconda categoria, i conservatori hanno spesso addotto argomentazioni zoppicanti: “Se accettiamo le relazioni omosessuali, cosa dovremo tollerare la prossima volta? La bestialità, la pederastia, la poligamia?”

Ma se queste argomentazioni sono stupide, le persone che le elaborano non lo sono, o almeno non in tutti i casi: stanno facendo del loro meglio per dispiegare un arsenale di orrori che sconvolgeranno le sensibilità della maggior parte degli americani.

Chiaramente dovremmo essere scioccati dalla violazione del consenso (promemoria: i bambini e gli animali non possono prestare consenso), ma l’inclusione della poligamia in questa lista è sintomo di un pregiudizio e non uno di quelli in cui credono esclusivamente i conservatori trogloditi*. I sostenitori del matrimonio gay, nel percorso per raggiungere un obiettivo lodevole, a volte rilasciano dichiarazioni pubbliche che screditano la non-monogamia e che supportano l’idea che una dichiarazione di sostegno nei confronti del matrimonio potrebbe aiutare a ridurre la promiscuità dei gay. La nostra Hanna Rosin di Slate ha descritto la – relativa – accettazione della non-monogamia nella comunità delle coppie di uomini gay come “il piccolo e sporco segreto dei matrimoni gay”.

Nonostante sia difficile procurarsi statistiche affidabili, sembra che la maggioranza delle coppie consensualmente non monogame negli Stati Uniti sia eterosessuale**. Al giorno d’oggi sappiamo chi sono i nostri vicini gay: le persone gay non devono più andare in cerca di relazioni eterosessuali senza amore per nascondervisi dietro, o andare a convivere insieme fingendo di essere coinquilini. Allo stesso modo però non sappiamo se i nostri vicini siano poli (o qualunque altro termine usino), perché ancora temono che non nascondendoci quell’aspetto delle loro vite potrà loro accadere qualcosa di brutto. E queste potenziali conseguenze vanno dal vivere con disagio le proprie future interazioni al vedersi portare via i figli dalle autorità.Young Woman Looking at Man's Laptop

Mi sono riconosciuto come bisessuale fin dal mio primo anno di superiori, a metà degli anni Novanta, e come poliamoroso da un paio d’anni dopo. Nelle ultime due decadi mi sono sempre dichiarato bisessuale. Inoltre sono talmente fortunato da avere una famiglia che mi supporta e che ha accettato i miei partner: se io li amo e loro mi amano, tanto basta per mamma e papà. D’altra parte, però, non mi sono mai e poi mai dichiarato come poli sul posto di lavoro. Se provi a spiegare la non-monogamia consensuale, alcune persone (molte persone) inizieranno a pensare che sei ossessionato dal sesso. Non importa se sto insieme a mia moglie Rose da dieci anni, se sono sposato da tre e se in tutto questo tempo entrambi siamo usciti con meno persone rispetto alla maggioranza dei monogami seriali single che conosco. Alcuni colleghi potrebbero evitare i colleghi poliamorosi perché hanno la paranoia che ci stiano provando con loro. Altri diventeranno sospettosi perché pensano che il poliamore sia un tentativo di rietichettare un comportamento da traditori, e i traditori non sono affidabili.

Se sei in una relazione vanilla, probabilmente dai per scontato che quando parli con un collega che ti dice “Hey, ma come siamo eleganti, vai da qualche parte di speciale stasera?” tu possa parlare liberamente. Mi hanno fatto questa domanda di recente, un pomeriggio in cui avevo pianificato di andare diretto dal lavoro all’appuntamento con Dana, la mia partner con cui sto da due anni e mezzo, in una settimana in cui Rose era fuori città. Certo, dire semplicemente dove stessi andando non era abbastanza, ma avrebbe portato a chiedere “Con chi?”, quindi ho risposto con qualcosa di estremamente vago tipo “Oh, con un amico”, ma la mia mente era presa dal tentativo di ricordare se avessi menzionato che Rose era fuori città, chiedendomi se il mio collega stesse leggendo qualcosa di sordido nella conversazione. Questo sembra relativamente poco compromettente, ma col tempo il peso di tutte queste piccole seccature si somma. All’inizio non sai come le persone potrebbero reagire, quindi nascondi le informazioni o racconti qualche bugia innocente. Prima che tu te ne renda conto passano mesi o anni e magari avresti anche voglia di dichiararti, se non fosse che questo ti costringerebbe ad ammettere i tuoi sotterfugi passati. Per cui vai avanti perdendo energie in queste conversazioni con te stesso su cose di cui non pensi di doverti vergognare, cercando di rispondere alle domande senza destare sospetti.

Alcuni mesi fa sono andato a cena con Dana, suo marito Aaron e sua madre. Mi hanno presentato come amico. Prima pensavo che questo mi sarebbe stato bene, e in gran parte è stato così. Ho certamente gradito conoscere sua madre: ci tengo a Dana e voglio essere coinvolto e capire la sua vita, inclusa la sua famiglia. È stato solo un paio di settimane dopo, quando ho avuto l’opportunità di presentare Dana e Aaron a mia madre, che ho realizzato quanto fosse stata straniante quella prima interazione. Come ho detto prima, mi sono dichiarato poliamoroso alla mia famiglia. Ogni due settimane circa, quando chiamo i miei per aggiornarli sulle mie attività e ascoltare i loro racconti su mio fratello e i suoi bambini, il nome di Dana viene menzionato praticamente sempre, o riguardo a qualcosa che abbiamo fatto di recente o qualcosa che stiamo pianificando di fare.FAMI-CENA

In apparenza le situazioni erano praticamente identiche: abbiamo fatto una bella cena e abbiamo parlato della vita, del lavoro, dei posti dove abbiamo vissuto o che abbiamo visitato, di arte, di musica. Nessuna menzione esplicita riguardo alla nostra relazione. Ma pensiamoci un attimo: quando introduciamo un compagno – monogamo – alla nostra famiglia, non diciamo “Ciao mamma, papà, questa è Pat, con cui mi piace fare sesso ogni tanto”. E non mi lascio neanche tanto andare alle effusioni con Rose davanti ai nostri genitori. Ma è stato bello sedersi intorno ad un tavolo con la mia famiglia, naturale e scelta, e comportarci con naturalezza. Non dovevo preoccuparmi dell’evenienza che strusciare per caso la spalla di Dana o usare termini affettuosi come amorino avrebbe potuto far saltare i nervi a qualcuno. Non dovevo continuamente monitorare il mio comportamento e le mie parole. Non avevo bisogno di dissimulare.

Il contrasto tra queste due esperienze era impossibile da ignorare e mi ha obbligato a notare il cantuccio in cui ci rifugiamo. Mi è difficile perfino descrivere i miei sentimenti al riguardo: non è esattamente rabbia o tristezza, ma devo convivere con la consapevolezza che qualcuno che amo pensa che se sua madre sapesse cosa sta accadendo nella sua vita (cioè che ha un secondo partner che ama e la supporta e che guardando un paio d’anni avanti pensa a quando l’aiuterà a prendersi cura dei suoi bambini, facendo il babysitter ogni tanto così che lei e Aaron possano avere una notte tutta per loro e che sì, la nostra relazione ha delle radici e si nutre del coinvolgimento sessuale e romantico tra di noi) questo provocherebbe quantomeno imbarazzo e difficoltà, e magari addirittura vergogna e rifiuto. E quel che è peggio è che è difficile non sentire come nascondere la relazione significhi anche svalutarla. Continuo a nascondermi dietro una maschera, anche mentre scrivo questo testo, nel cambiare i nomi e i dettagli per non essere riconosciuto.

Quando ho iniziato a pensare a questo argomento mi ha colpito come le coppie gay siano probabilmente passate attraverso molte esperienze simili: difficoltà a parlare ai colleghi della loro vita personale, smania di approvazione sociale e riconoscimento, ma con la paura di danneggiare la relazione del proprio partner con la sua famiglia. Lentamente la nostra società sta cambiando e sta togliendo quel peso dalle loro spalle. Mi piacerebbe vivere in un mondo dove nessuno di coloro che conducono una vita sessuale e romantica nel rispetto del consenso, dell’amore e della generosità verso i propri partner (uno alla volta o meno) debba mascherarsi facendo finta di vivere e amare in un modo più accettabile rispetto a quello che realmente fa.

* Molti poliamorosi considerano offensivo essere assimilati ai poligami. L’etimologia di poligamia potrebbe semplicemente significare matrimoni multipli, ma nell’uso moderno che se ne fa negli Stati Uniti connota di fatto le pratiche di certi fondamentalisti religiosi e chiama alla mente gli abusi sulle giovani ragazze. Il poliamore, d’altra parte, è storicamente collegato alle comuni di Haight-Ashbury degli anni settanta. È dichiaratamente femminista e apertamente ostile alle religioni autoritarie. Nonostante questo, sappiamo che quando le persone usano la parola poligamia in questo contesto, stanno almeno in parte parlando di noi.

** Una ricerca di Terri D.Conley all’Università del Michigan ha suggerito che una quota compresa tra il 4.5% e il 10% di tutte le coppie sia consensualmente non monogama. Considerato che circa il 3.5% delle coppie si identifica come LGBT, anche se la non-monogamia avesse un’incidenza del 50% su quell’intera categoria demografica, gli etero costituirebbero comunque la vasta maggioranza dei non monogami.

di Michael Carey


Michael Carey è uno pseudonimo utilizzato da un giornalista autore di diversi brillanti articoli sulle sessualità alternative sulla rivista Slate nella rubrica Outward dedicata a tematiche LGBT.

Tratto da: Why I’m still in the polyamory closet

Tradotto da: Vera Di Santo e Tomaso Vimercati

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