La strada verso l’anarchia relazionale

Scritto da Vera Di Santo on . Postato in Comunità, Opinioni

“L’Anarchia Relazionale diventò la mia personale strada verso la libertà da tutte le norme rigide e le strutture di potere che avevo trovato nell’amore normativo e nei ruoli di genere”.

Qualche anno fa avevamo pubblicato un articolo sulle differenze tra l’anarchia relazionale (AR) e il poliamore e un altro articolo di approfondimento sullo spettro del controllo e sulla presa di distanza dell’AR dal sessocentrismo, tipico della monogamia tossica.
Nell’articolo di seguito vi proponiamo invece uno spunto di riflessione di Andie Nordgren sui possibili sviluppi futuri di questo modello relazionale.
Per chi non lo sapesse, la Nordgren è l’autrice dell’ormai celebre The short instructional manifesto for relationship anarchy” (qui in italiano) il testo che ha reso popolare l’anarchia relazionale al di là dei confini svedesi e degli ambienti geek queer femministi nordeuropei in cui è stata concettualizzata (dopo essere stata ampiamente praticata).
A dieci anni dalla stesura del manifesto, la sua voce è molto meno sognante, più realista davanti alle derive potenzialmente problematiche di quello che è diventato un vero e proprio movimento politico. La Nordgren ci mette di fronte al rischio della “tirannia della mancanza di struttura” con le parole di Jo Freeman, un rischio tanto più grande quanto più si evita di creare struttura nelle relazioni, proprio come si tende a fare specialmente nell’anarchia relazionale.
La strada verso l’anarchia relazionale (l’inferno?) è sempre pavimentata di buone intenzioni…

Per una panoramica su ulteriori articoli pubblicati sul tema, vi invitiamo a leggere e, volendo, a contribuire all’integrazione di questo documento crowd-sourced.


Nei primi anni del 2000 nasceva a Stoccolma l’anarchia relazionale, in un ambiente che includeva e celebrava un insieme di controculture come il poliamore, il feticismo, l’arte interattiva, il tecno-attivismo, le politiche anarchiche e i giochi di ruolo.

Noi che ci siamo riunitx e ritrovatx in questo ambiente controculturale avevamo teorie e vivevamo esperienze che ci dimostravano come l’amore potesse essere provato verso più di una persona alla volta e che le norme sociali potessero controllarne o eliminarne l’esistenza, creando una specie di gabbia intorno alle relazioni basate sull’amore.
Il poliamore sembrava, almeno a noi, la chiave che poteva aprire la porta di questa gabbia, ma  presto scoprimmo che questo movimento rinchiudeva in maniera analoga l’amore in una gabbia che semplicemente era in grado di contenere più di due persone. Le regole sembravano addirittura più severe nelle relazioni poliamorose, dove l’amore era in qualche modo allo stesso tempo speciale e pericoloso.
Coloro che entravano volontariamente nella gabbia sarebbero statx soggetti al controllo altrui, e al tempo stesso obbligatx a esercitare controllo sul comportamento dell’altx. I nostri principi anarchici non potevano tollerare questo tipo di gabbie, né contemplavano la possibilità di rinchiuderci alcuna persona, specie se si trattava di qualcuno per cui provavamo amore.

L’Anarchia Relazionale è l’idea che l’amore non necessiti uno specifico insieme di regole, ma che tutte le nostre relazioni possano essere considerate di valore, e che tutte possano essere costruite e modellate dalle persone che vogliono parteciparvi sulla base del loro libero arbitrio e del desiderio radicale di evitare l’utilizzo della definizione di relazione come tentativo di esercitare potere le une sulle altre.
Allo stesso tempo stavamo scartando le nozioni statiche di genere, il che significava buttare via i modelli relazionali costruiti su idee obsolete di genere e sessualità. Quando non puoi o non vuoi definire cosa costituisce l’amore o l’attrazione sessuale in un mondo dove tutte queste nozioni sono inevitabilmente collegate a sesso e genere, utilizzarle come fondamenta per definire le relazioni sembrava futile.

Dobbiamo sbarazzarcene! Noi volevamo l’anarchia, e volevamo dire

fanculo a tutte le relazioni gerarchiche e di potere che derivano da queste radici!”.

L’Anarchia Relazionale diventò la mia personale strada verso la libertà da tutte le norme rigide e le strutture di potere che avevo trovato nell’amore normativo e nei ruoli di genere. E nella sua distanza dal poliamore trovò il favore di abbastanza persone per continuare a evolversi, prendere una vita propria, e diventare in Svezia un filone affermato dei movimenti queer e poli, alimentato da persone che cercavano una deviazione radicale dalle norme soffocanti, nonché un modello che fosse abbastanza queer da contenere loro e le loro relazioni.

Abbiamo sempre saputo che ci sarebbe stato più lavoro da fare in questo genere di relazioni: per definirle da noi, standoci dentro insieme, piuttosto che ricadere nella norma. Oggi vedo anche l’importanza di riconoscere le dinamiche di potere all’interno delle relazioni anarchiche, e di spingere alla consapevolezza quelle relazioni che nascono con dinamiche di potere sbilanciate. Il costo di creare un’intesa completamente su misura nella relazione può sembrare molto diverso per persone differenti, e quella che Jo Freeman nel 1971 chiamò tirannia della mancanza di struttura deve essere considerata, là dove troppa poca struttura può trasformarsi in potere e benefici per quelli che già li posseggono.

L’Anarchia Relazionale deve essere equipaggiata con questa analisi di potere, ed essere aperta a definire struttura nelle relazioni là dove è necessaria per proteggere gli individui gli uni dagli altri.

Andie Nordgren


Andie Nordgren è molto nota tra il popolo del web come produttrice esecutiva di  Eve Online, l’MMO (gioco per computer multigiocatore in grado di supportare migliaia di giocatori) a tema spaziale sviluppato dalla CCP Games, ruolo che ha lasciato nell’aprile di quest’anno insieme alla sua casa in Islanda per rientrare nella sua amata Svezia e stare con la sua famiglia.  Sul suo blog trovate il suo ampio e caleidoscopico curriculum.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero 6 della rivista norvegese di controcultura MELK (“Kjærlighet”) .

Traduzione a cura di Mattia Belletti

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