Il poliamore spiegato alle professioni della psicologia

Scritto da Vera Di Santo on . Postato in Comunità, Notizie, Rassegna

Il 10 ottobre è stata la giornata mondiale della salute mentale, un tema di cui sentiremo parlare almeno per tutto il resto del “mese del benessere psicologico” indetto dalla SIPAP e strutturato come un ricco calendario di conferenze e consulenze gratuite tenute da psicolog*, psicoterapeut*, psichiatr*, counsellor, e da tutta quella ormai vasta gamma di professioni dedite al supporto, alla consulenza, all’ascolto, alla guida di persone in una fase di più o meno estemporanea difficoltà psicologica.

Qui potete trovare un eccellente articolo di approfondimento sul tema.

Pare che a partire dagli anni ottanta post conquista del divorzio sempre piú italiani ricorrano ad un aiuto professionale per questioni relazionali (vedi qui), per cui sembra ragionevole aspettarsi che anche fra coloro che intrattengono o sono apert* alla possibilità di relazioni poliamorose o non-monogamiche emerga questa stessa necessità, soprattutto se consideriamo che tutte le statistiche danno questa categoria di relazioni in netto aumento sulla popolazione totale, soprattutto tra le nuove generazioni (vedi qui).

Dal momento che si tratta di sensibilità e scelte di vita ancora poco conosciute nel nostro paese, spesso avvolte da pregiudizi e da pruriti, ci sembra opportuno chiedersi come si pongano nei fatti le professioni della psicologia rispetto a coloro che si dichiarano poliamoros* e come dovrebbero porsi rispetto alle specifiche problematiche di questo stile relazionale.

A queste e diverse altre questioni sullo stesso tema hanno giá risposto, ormai da trent’anni, un discreto numero di ricerche, principalmente americane. I principali studi scientifici sul tema sono stati abilmente riuniti in un opuscolo edito dalla National Coalition for Sexual Freedom, che a noi personalmente è piaciuto molto. Di seguito vi proponiamo un estratto, tradotto in italiano da una squadra di volontari* del gruppo di ascolto e supporto “Policome”. Rimandiamo al testo integrale per ulteriori approfondimenti.

psychprofsbooklet-coverSebbene il target di questo documento sia come da titolo l’insieme dei professionisti della psicologia, ne raccomandiamo un’attenta lettura anche da parte di coloro che vogliano approfondire il tema del poliamore da un punto di vista psicologico, chiunque stia seguendo una terapia o stia valutando un aiuto esterno per questioni relazionali, l* loro familiari, collegh*, amic* di poliamoros* e la comunitá poliamorosa italiana nel suo intero, che auspichiamo si dedichi alla diffusione di questi contenuti con lo stesso spirito attivista con cui ha sostenuto i propri membri in questi 5 anni di esistenza.

Note alla lettura:
Benché il testo originale non sia un testo politico, attivista o in alcuna occasione sensibile alla questione del genere -complice forse la lingua inglese, spesso neutra,  e gli anni in cui è stato redatto il testo originale-, la specifica sensibilità del suddetto gruppo di traduzione ci ha portati a scegliere una versione del testo il più possibile gender-neutral, ovvero neutralizzata da quel (secondo noi) problematico uso del maschile come inclusivo di tutti i generi. L’espediente per cui abbiamo optato è l’asterisco (*), soprattutto perché, come afferma la psicologa Francesca Fadda in questo eccellente testo, “nonostante (l’asterisco) sia poco raccomandato dalle stesse linee guida per un uso non sessista della lingua italiana in quanto può ostacolare la lettura del testo, oltre a permetterci di operare l’azione di inclusività di cui sopra, nel suo richiamare la censura di parole poco raccomandabili, produce un effetto percettivo disturbante che vuole attirare l’attenzione proprio sull’effetto della censura del genere femminile” e aggiungiamo noi dei generi non rientranti nel binarismo socio-culturale di genere.

Sempre con le parole della Fadda, cogliamo quindi l’occasione per invitare a riflettere su come “le parole non sono neutre; sottintendono un modo di percepire, sentire, pensare, essere ed esistere. Le parole hanno un grande potere sul nostro corpo, poiché attraverso la fonazione, l’ascolto, la lettura riescono a provocare dolore e malessere, ad attivare processi cognitivi ed emotivi, a creare specifiche dinamiche relazionali, identitarie e culturali”.

Come si può preparare un* terapeut* per lavorare con le persone che stanno esplorando il poliamore?

Chiaramente un fenomeno così diffuso come il poliamore è importante che sia ben compreso da* professionist* della salute mentale. Eppure quanto riportato da* divers* pazienti poliamoros* solleva alcune preoccupazioni. C’è la percezione, all’interno della comunità poliamorosa, che l* terapeut* non siano ben informat* riguardo ai loro stili di vita ed esigenze. Questo limita la misura in cui gli individui poliamorosi percepiscono di avere accesso a servizi di salute mentale di qualità (Roman, Charles & Karasu, 1978). Alcun* di loro segnalano una certa riluttanza a iniziare un percorso terapeutico a causa della paura di incontrare pregiudizi. Altr* si ritrovano a dover utilizzare le proprie costose sedute di terapia per educare l* loro terapeut* su cosa sia il poliamore e convincerl* che uno stile di vita poliamoroso non è in sé più patologico rispetto, ad esempio, ad uno stile di vita omosessuale.

Un problema fondamentale per l* singol* terapeuta è l’essere o non essere in grado di lavorare efficacemente con persone che abbiano scelto di esplorare o vivere tipologie alternative di relazione (Costantine e Costantine, 1972; Elbaum, 1981; Knapp, 1975; Macklin, 1978 1981; Pendergras, 1975; Price-Bonham e Murphy, 1980; Riddle e Sang, 1978). Le persone che adottano modelli di vita non tradizionali spesso hanno notevoli difficoltà nel trovare l* terapeut* che si occuperanno dei loro problemi in modo non giudicante. Ad esempio, Knapp (1975) ha trovato che il 33% del suo campione di terapeut* ha ritenuto che le persone che stavano perseguendo uno stile di vita poliamoroso avevano disturbi di personalità e tendenze nevrotiche, e il 20% ha suggerito che queste persone avrebbero potuto avere personalità antisociali. Il 9-17% de* terapeut* «ha dichiarato di utilizzare le proprie competenze professionali per cercare di influenzare l* pazienti ad abbandonare i matrimoni sessualmente aperti».

Hymer e Rubin (1982) hanno condotto uno studio in cui è stato chiesto a* terapeut* di immaginare il profilo psicologico di una tipica persona poliamorosa. Il 24% di quest* ha immaginato che gli individui poliamorosi temessero l’impegno relazionale o l’intimità, il 15% ha immaginato che fossero coinvolti in matrimoni non appaganti, e il 7% ha ipotizzato che potessero avere problemi di identità.polyamory

Come questi studi dimostrano, l* pazienti poliamoros* che richiedono di entrare in terapia «vengono spesso stigmatizzat* e penalizzat* dal sistema di servizi per il benessere psicologico originariamente creato per aiutarl* in tali crisi» (Sussman 1974, come citato in Roman, Charles & Karasu, 1978) . È interessante notare che Knapp (1975) ha riscontrato che l* terapeut* considerano le persone coinvolte in relazioni clandestine come più “normali” rispetto a coloro che hanno comunicato apertamente con l* propri* partner riguardo ad un loro coinvolgimento in altre relazioni.

Queste visioni giudicanti da parte de* terapeut* non vengono ignorate da* pazienti poliamoros*. Rubin e Adams (1978) «hanno scoperto che tra l* pazienti che avevano un matrimonio sessualmente aperto ed erano in cerca di terapia, il 27% ha indicato che l* propri* terapeuta non supportava le loro relazioni non-monogame».

A volte questa disapprovazione è stata espressa in modo palese e altre volte è stata più celata. Anche se non tutt* l* terapeut* hanno evidenziato tali pregiudizi, ci basta considerare il fatto che molt* clienti siano diventat* diffidenti nel cercare supporto nei servizi di salute mentale. Knapp (1975) ha osservato che «le tre più grandi paure de* potenziali utenti con stili di vita alternativi sono: la condanna del loro stile di vita da parte de* terapeut*, la pressione per tornare a una “forma sana” di matrimonio, e l’essere diagnosticati in termini psicopatologici».

Prove piú recenti mostrano come la convinzione degli individui poliamorosi riguardo alla presenza di pregiudizi negativi o disapprovazione da parte de* terapeut* sia probabilmente esagerata. D’altra parte forse le cose sono davvero cambiate col passare del tempo. Un recente sondaggio su un campione di persone che si definiscono poliamorose (Weber, 2002) ha rivelato come solo il 4% de* terapeut* l* cui clienti si siano dichiarat* poliamoros* abbia reagito negativamente. Un sorprendente 16% delle reazioni de* terapeut* è stato descritto come positivo e il 21% è stato definito neutrale. Più di un quarto de* poliamoros* intervistat* ha tuttavia rifiutato di rivelarsi al* propri* terapeuta. Impossibile stabilire con i dati attualmente disponibili se queste percentuali riflettano la convinzione de* poliamoros* circa la reazione negativa de* terapeut* al coming out, aspetto che altererebbe il risultato del sondaggio verso un risultato positivo. Almeno sappiamo che, quantomeno nelle grandi città, i decenni successivi hanno reso un maggior numero di terapeut* disponibili al counselling de* clienti poliamoros* senza patologizzarl*. Questo non è comunque universalmente vero.analista-articolo

Tradizionalmente l* psicoterapeut* hanno rispecchiato il sistema di valori principalmente riconosciuto dai gruppi culturali a cui appartengono e hanno visto gli stili di vita alternativi come patologici o immorali. A causa di questo pregiudizio tendono spesso a concentrarsi sul cambiare lo stile di vita, piuttosto che sull’alleviare i problemi specifici che hanno spinto l’individuo a cercare la terapia in primo luogo. In questi casi, l* cliente rischia di uscire dall’esperienza terapeutica ancora più in conflitto, alienat* e frustrat* rispetto a quando vi è entrat*. Dal momento che i medici generici sono spesso risultati carenti nel rispondere alle esigenze de* clienti con stili di vita alternativi, sono sorti numerosi servizi specializzati, come ad esempio collettivi di terapia femministi e centri di terapia per omosessuali e/o lesbiche. Esistono anche risorse in rete che elencano terapeut* poli-friendly, ma occorre notare che non tutt* l* terapeut* dedit* al mondo LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali) sono ben dispost* verso le relazioni non-monogamiche.

I libri di testo sul “funzionamento normale della famiglia” in genere non includono riferimenti agli stili di vita poliamorosi, e questo contribuisce ulteriormente all’ignoranza sul poliamore da parte di terapeut* e counsellor. Acquisite familiarità con la letteratura esistente! Leggere questo documento è un ottimo inizio. Anche se vi sono ben poche ricerche in corso dedicate alle persone poliamorose, c’è abbondanza di ricerche ben documentate nel recente passato. La natura umana non è cambiata in due decenni. Si trovano alcune risorse recenti, ma sono principalmente basate su un’esperienza comunitaria; l* client* e l* operat*i interessat* stanno imparando a conoscere questi problemi insieme, attraverso l’esperienza e la condivisione di questa esperienza.

È stato suggerito che i medici con l’approccio più efficace verso l* clienti con stili di vita alternativi fossero quelli in grado di concentrarsi su ciò che è meglio per l* cliente dal punto di vista de* cliente stesso piuttosto che dal proprio (Costantine e Costantine, 1972). Costoro possiedono il grado di flessibilità necessaria per entrare in sintonia con i valori e gli obiettivi di vita de* cliente, e di lavorare con l*i per valutarli e metterli in pratica. Questi cercheranno di concentrarsi sul potenziale dello stile di vita de* cliente e lavoreranno per aiutare l* clienti a trovare modi per mantenere ed arricchire le relazioni che hanno scelto. Saranno disposti ad andare oltre soluzioni preconfezionate o abituali, e ad esplorare quello che potrebbe essere un territorio ancora sconosciuto; ad accantonare copioni tradizionali, e ad aiutare l* cliente a scrivere la propria storia, preferibilmente insieme a* altr* partecipanti alla relazione (Macklin, 1981). Essi saranno in grado di considerare schemi familiari alternativi come “modelli di famiglia unici, forse nuovi, potenzialmente molto produttivi”, piuttosto che osservarli da una “prospettiva dispregiativa convenzionale” (Costantine e Costantine, 1972). Saranno in grado di creare un ambiente in cui l* clienti si riescano a sentire liber* di esplorare, trovare comprensione, e fare scelte appropriate per loro. Comportarsi in modo diverso serve solo a mettere l* clienti sulla difensiva, dove invece di essere liber* di valutare le proprie decisioni, sono costrett* nella posizione di giustificare le loro decisioni.

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